Il caldo non ha ancora raggiunto il suo punto massimo, ma l’Italia ci è molto vicina. Tra oggi e venerdì 17 il quadro resta diviso in due: al Nord cresce il rischio di temporali violenti, mentre al Centro-Sud l’ondata africana continua a spingere le temperature su valori estremi, con picchi oltre i 40 gradi.
Nord tra afa e temporali violenti
La novità più delicata riguarda la fascia settentrionale, soprattutto Triveneto e Pianura Padana. Qui il calore accumulato nei bassi strati e l’umidità molto elevata stanno creando il terreno ideale per fenomeni intensi. L’ingresso di aria più fresca in quota dalle Alpi centro-orientali, unito al cosiddetto wind shear, cioè venti differenti per direzione e velocità alle varie altitudini, può innescare celle temporalesche particolarmente organizzate. Tradotto in termini concreti: tra il pomeriggio e la notte sono possibili grandinate, raffiche forti, nubifragi locali e, nei casi più estremi, anche supercelle e vortici. Le aree più esposte restano quelle del Nord-Est, ma l’instabilità può allargarsi all’intera Val Padana con sconfinamenti anche verso i grandi centri urbani. È il classico effetto di un’atmosfera surriscaldata che non riesce più a scaricare energia in modo graduale e quando lo fa produce fenomeni bruschi, rapidi e spesso molto localizzati. Chi si muove in auto, ha in programma spostamenti serali o vive in zone già vulnerabili per allagamenti e grandine farebbe bene a seguire gli aggiornamenti ora per ora.
Centro e Sud ancora nella morsa africana
Se al Nord almeno qualche temporale prova a spezzare la monotonia del caldo, sul resto del Paese la situazione resta molto più lineare e, per molti versi, più pesante. Il Centro continuerà a fare i conti con giornate soleggiate e afose, con città come Firenze e Terni attorno ai 40 gradi e Roma poco sotto, ma con una percezione spesso superiore per effetto dell’umidità. Al Sud e sulle Isole maggiori si toccheranno i valori più alti dell’intera fase, con 41 gradi possibili tra Foggia, Caltanissetta e Oristano, mentre nelle aree interne della Sardegna si possono sfiorare addirittura i 45. Sono numeri che incidono sulla vita quotidiana più di quanto dicano le mappe: aumentano il rischio per anziani e fragili, mettono sotto pressione i consumi elettrici per i condizionatori, rendono complicato lavorare all’aperto e aggravano lo stress idrico in territori dove i terreni sono già molto secchi. Proprio questa siccità precoce, favorita da una stagione calda partita in anticipo, contribuisce ad alimentare l’ondata in corso: meno acqua nei suoli significa meno evaporazione e più energia che resta a scaldare l’aria.
Fino a venerdì nessuna vera svolta
Il dato forse più significativo è che i temporali attesi al Nord non basteranno a smontare la struttura dell’alta pressione. Fino a venerdì 17 il caldo resterà dunque il protagonista quasi ovunque, con solo disturbi locali sulle Alpi e temporanee fasi instabili sulle pianure settentrionali. La percezione diffusa sarà quella di una lunga attesa senza vero sollievo, anche perché siamo ancora prima della fase statisticamente più rovente dell’estate, il cosiddetto Solleone. I modelli iniziano a intravedere un cambio di passo solo da domenica, quando l’instabilità potrebbe estendersi dal Nord verso parte del Centro e portare un calo termico più sensibile, destinato a durare alcuni giorni. Non sarebbe un ritorno al fresco, piuttosto un passaggio dai 40 ai 34 gradi, che in un’estate normale apparirebbero comunque elevati ma che oggi verrebbero percepiti quasi come una tregua. Fino ad allora il quadro resta quello di un Paese spaccato tra rischio di eventi meteo estremi e calore persistente, una combinazione che negli ultimi anni sta diventando sempre meno eccezionale e sempre più familiare.








