⁠⁠Economia

Europa giù con la tecnologia, Milano perde l’1,3%

Laptop con grafici in rosso in calo, lingotto e monete d’oro su documenti in ufficio finanziario
Grafici in rosso e oro sul tavolo in una sala analisi, simbolo di mercati europei in calo e ricerca di beni rifugio.

Le Borse europee chiudono la settimana in affanno, trascinate verso il basso da una combinazione che i mercati conoscono bene: tecnologia sotto pressione, petrolio in calo e nuova attenzione sulle tensioni geopolitiche. A metà seduta il rosso domina quasi ovunque, con Milano e Francoforte tra le piazze più esposte, mentre gli investitori si rifugiano nell’oro e guardano con prudenza ai segnali in arrivo dagli Stati Uniti.

Il peso di Apple si fa sentire anche in Europa

Il tonfo registrato da Apple a Wall Street nella seduta precedente ha avuto un effetto immediato sui listini europei, soprattutto sul comparto dei semiconduttori, che da mesi resta uno dei più sensibili agli umori del mercato globale. A Francoforte Infineon lascia sul terreno il 3,6%, ad Amsterdam Asm cede il 3% e Stm arretra del 2,7%, segnale di una catena di vendite che parte dagli Stati Uniti e si trasferisce rapidamente sulle società considerate più esposte al ciclo tecnologico. In questo quadro, Francoforte perde l’1,35%, Milano l’1,3%, Londra lo 0,9%, Parigi lo 0,85% e Madrid lo 0,55%. A raffreddare ulteriormente il clima contribuiscono i future americani in calo, in attesa degli indici dell’Università del Michigan, osservati perché possono offrire indicazioni sul sentiment dei consumatori e sulle aspettative d’inflazione. Per il risparmiatore comune non è soltanto una correzione da addetti ai lavori: quando arretrano tecnologia e banche insieme, il segnale che passa è quello di un mercato meno disposto a scommettere sulla crescita nel breve periodo.

Petrolio in discesa, gas e oro in salita

Un altro elemento che pesa sulla seduta è il ribasso del greggio, con il Wti in calo del 2,3% a 70,3 dollari al barile e il Brent del 2,7% a 73,23 dollari. La flessione colpisce in modo diretto i titoli energetici: Saipem perde oltre il 5%, Sbm Offshore il 3,33%, mentre scendono anche Bp, Eni, TotalEnergies e Shell. Di solito un petrolio più basso può essere letto come una buona notizia per famiglie e imprese, perché alleggerisce i costi di trasporto e produzione, ma in Borsa il movimento viene interpretato anche come spia di una domanda globale meno robusta del previsto. Intanto il gas europeo accelera dell’1,25% a 40,91 euro al megawattora, con lo stretto di Hormuz tornato sotto osservazione dopo il recente attacco a un mercantile di Singapore. È un dettaglio che il mercato non trascura, perché da quell’area passa una quota decisiva del traffico energetico mondiale. In questo contesto si rafforza l’oro, che sale dell’1,77% oltre i 4.054 dollari l’oncia, confermandosi il bene rifugio per eccellenza nei momenti di incertezza, mentre il dollaro resta debole sia contro euro sia contro sterlina.

Milano soffre tra banche, difesa e il caso Banca Ifis

A Piazza Affari il quadro è reso ancora più fragile dalla debolezza diffusa di settori che nelle ultime settimane avevano sostenuto il listino. I titoli della difesa arretrano con decisione, da Fincantieri a -5,22% a Leonardo a -1,88%, in linea con il calo del comparto europeo. Anche le banche si muovono in territorio negativo: Banco Bpm cede l’1,8%, Intesa l’1,6%, Mps l’1,4%, Bper l’1,35%, mentre Mediobanca e Unicredit lasciano circa l’1,1%. Il dato che colpisce di più è però quello di Banca Ifis, che sprofonda del 37,48% dopo l’annuncio della cessione delle attività legate ai crediti deteriorati, un movimento straordinario che segnala quanto il mercato possa reagire in modo brusco quando cambia il perimetro industriale di una banca. Sul fronte dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund sale a 73,5 punti, ma con rendimenti in lieve discesa sia per l’Italia, al 3,58%, sia per la Germania, al 2,85%. Non è un allarme, almeno per ora, ma racconta un mercato che sta cercando protezione e che riduce l’esposizione agli asset più rischiosi. La giornata, più che offrire risposte definitive, consegna agli investitori un messaggio semplice: la volatilità resta alta e basta poco, tra una trimestrale deludente, una tensione su una rotta commerciale o un segnale macroeconomico incerto, per cambiare rapidamente il tono dei listini.