⁠⁠Economia

Consalvo rilancia Servola: al via una nuova fase per lo sviluppo dello scalo

Scalo ferroviario portuale con treni merci, container impilati, gru e mare sullo sfondo
Binari e convogli merci tra container e gru in un terminal portuale, simbolo del potenziamento ferroviario di Servola.

Il porto di Trieste si prepara a un passaggio che pesa molto più di un semplice adempimento amministrativo. Con la firma del decreto per Servola da parte del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, entra infatti nella fase operativa uno dei progetti più rilevanti per il futuro dello scalo giuliano, già oggi punto di riferimento nazionale per il trasporto merci su ferro.

Servola accelera il piano del porto

Il segnale concreto è l’avvio della procedura di gara per la nuova stazione ferroviaria di Servola, tassello previsto dal Piano regolatore portuale e inserito tra le opere strategiche nazionali sostenute con le risorse del Pnrr e del Piano nazionale complementare. L’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, come ha spiegato il presidente Marco Consalvo, ha completato il proprio passaggio autorizzando l’avvio dell’iter e la richiesta di pubblicazione del bando nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, fissata per il 30 giugno. Tradotto in termini meno tecnici, significa che il progetto esce dalla lunga zona d’attesa delle carte e si avvicina alla realizzazione vera e propria. Per Trieste non è un dettaglio: la ferrovia è la struttura che tiene insieme la funzione industriale del porto, la sua capacità di smistare merci verso il Centro ed Est Europa e la sua ambizione di crescere senza scaricare tutto il peso del traffico sulle strade.

Perché la ferrovia è decisiva a Trieste

Trieste parte da una posizione particolare, che spiega bene perché l’intervento su Servola venga definito decisivo. Lo scalo è già il primo porto ferroviario d’Italia e oltre il 50% dei container movimentati viaggia su rotaia, una quota che in molti altri porti resta ancora lontana. Questo dato ha un valore logistico, ma anche politico e ambientale, perché anticipa gli obiettivi europei sul riequilibrio modale dei trasporti, cioè sul trasferimento di una parte crescente delle merci dalla gomma al ferro. La nuova infrastruttura dovrà accompagnare la crescita dei traffici e dei terminal, portando progressivamente la capacità del sistema fino a 25 mila treni all’anno. Significa più convogli, tempi di smistamento più regolari, maggiore tenuta della catena logistica nei momenti di congestione e, soprattutto, una migliore connessione con i mercati a cui Trieste guarda da sempre. In un settore in cui la competitività si misura in ore, slot ferroviari e continuità dei flussi, avere una stazione adeguata non è un vantaggio accessorio, ma una condizione necessaria per non perdere terreno.

Gli effetti sul territorio e sulla logistica italiana

L’impatto non riguarda soltanto il porto. Un’infrastruttura ferroviaria più forte a Trieste può produrre effetti su tutto il corridoio logistico nazionale, perché lo scalo giuliano è uno snodo che collega l’Italia ai traffici diretti verso Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca e Balcani. Se la capacità ferroviaria cresce, aumenta anche la possibilità di attrarre nuovi volumi e nuovi operatori, con ricadute che toccano terminalisti, interporti, imprese manifatturiere e filiere dell’export. C’è poi un tema urbano e ambientale che interessa da vicino anche i cittadini: più merci instradate sui binari possono voler dire meno pressione sul traffico pesante su gomma, meno congestione e un’organizzazione più sostenibile dei flussi in entrata e in uscita dallo scalo. Resta naturalmente il nodo dei tempi, perché tra bando, aggiudicazione e cantieri le grandi opere italiane conoscono spesso rallentamenti, ma il passaggio firmato in questi giorni segna comunque un avanzamento reale. Per Trieste, che da anni costruisce la propria identità sul rapporto stretto tra porto e ferrovia, Servola non è solo un’opera da aggiungere alla mappa: è il banco di prova della capacità di trasformare una vocazione logistica in un vantaggio stabile per i prossimi decenni.