Una palazzina di due piani a Casalotti, periferia ovest di Roma, trasformata in una scena di massacro nel giro di pochi minuti. Un padre, una madre e una figlia uccisi con violenza, un ragazzo di 20 anni ferito ma riuscito a salvarsi, un aggressore in fuga che la polizia sta ancora cercando. È una vicenda che ha colpito la città per la brutalità dell’azione e per i dettagli emersi nelle prime ore, dall’impronta di una mano insanguinata sul muro alle tracce lasciate sulle scale dal figlio sopravvissuto mentre tentava di scappare. Elementi che raccontano non soltanto un triplice omicidio, ma anche gli ultimi istanti di una fuga disperata dentro casa.
## La strage nella casa di via Montiglio
Il delitto è avvenuto intorno alle 22.30 di ieri in via Montiglio 35, nel quartiere romano di Casalotti. Secondo le prime ricostruzioni, un uomo armato di mannaia sarebbe entrato nell’abitazione e avrebbe colpito mortalmente tre componenti della stessa famiglia: il padre, la madre e la figlia più giovane. A sopravvivere è stato il figlio 20enne, che sarebbe riuscito a sottrarsi alla furia dell’aggressore fuggendo lungo le scale, come indicherebbero le orme e le tracce di sangue trovate all’interno della palazzina. Il giovane è stato soccorso e trasportato al Policlinico Gemelli. Le sue condizioni e soprattutto il suo racconto potrebbero diventare centrali per chiarire la dinamica, l’identità dell’assalitore e il possibile movente. Sul posto, nelle ore successive, si sono concentrati i rilievi della polizia scientifica, chiamata a fissare ogni dettaglio utile in una scena che, da quanto trapela, si presenta particolarmente complessa.
## Le indagini e la caccia all’uomo
Sulle tracce del killer stanno lavorando gli investigatori della Squadra Mobile, che nelle prime ore hanno raccolto testimonianze, analizzato i segni lasciati nell’edificio e provato a ricostruire il percorso compiuto dall’assassino prima e dopo il delitto. In casi come questo, la priorità è duplice: da una parte fermare il responsabile, dall’altra capire se si tratti di un gesto maturato in un contesto familiare o personale già noto, oppure di un’irruzione legata ad altri rapporti, tensioni o precedenti. L’impronta di una mano insanguinata sul muro e le tracce della fuga del ragazzo non sono soltanto immagini forti: per gli inquirenti possono diventare prove preziose, da incrociare con esami biologici, rilievi dattiloscopici, telefonate, telecamere di zona e testimonianze dei vicini. Anche l’orario, la tipologia dell’arma e la rapidità con cui l’azione si è consumata saranno passaggi decisivi per definire il profilo dell’aggressore e verificare se conoscesse bene la casa e le abitudini della famiglia.
## Lo choc nel quartiere e il peso di una vicenda così brutale
A Casalotti, come spesso accade quando una tragedia esplode dentro una casa qualunque, lo sgomento si accompagna a una sensazione difficile da scacciare: l’idea che la violenza più estrema possa irrompere in un contesto domestico e ordinario. È anche questo che rende il caso così rilevante per l’opinione pubblica. Non c’è soltanto il fatto di cronaca, ma il modo in cui una strage familiare mette in discussione la percezione stessa della sicurezza privata, quella che normalmente si associa alle mura di casa. In attesa che l’indagine faccia il suo corso, resta il nodo più delicato, capire da dove sia nato un gesto di tale ferocia e se ci fossero segnali precedenti, rapporti deteriorati, minacce o tensioni rimaste nell’ombra. Per il quartiere e per la città il tempo dell’elaborazione arriverà dopo; adesso c’è soprattutto una caccia all’uomo in corso e una famiglia distrutta, con un unico superstite che potrebbe custodire la chiave di tutto ciò che è successo in quei minuti.








