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‘Ndrangheta, preso in Spagna il superlatitante Don Mico Paviglianiti

Uomo anziano scortato da due agenti in borghese su una strada urbana davanti a un edificio in pietra
Due agenti in borghese accompagnano un uomo anziano fuori da un locale, in una scena di arresto in ambiente urbano.

Domenico Paviglianiti, storico esponente della ’ndrangheta reggina conosciuto come “Don Mico”, è stato arrestato in Spagna dopo quasi quattro anni di latitanza. Su di lui pende un cumulo di pene superiore a 19 anni di carcere per reati che vanno dall’associazione mafiosa all’omicidio, fino alle armi.

La cattura in Spagna e il lavoro degli investigatori

L’arresto è stato eseguito a Soria, nell’entroterra spagnolo, a circa 200 chilometri da Madrid, dove Paviglianiti è stato fermato all’uscita di un ristorante. L’operazione è il risultato di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e condotta dalla Guardia di Finanza con il supporto della polizia spagnola, in particolare dell’Udyco, la divisione specializzata nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali. A fare la differenza, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è stato il monitoraggio di persone in contatto con il latitante e dei loro frequenti spostamenti tra Italia e Spagna. Pedinamenti e attività di osservazione hanno permesso di restringere il campo fino all’individuazione del ricercato, che da tempo avrebbe trovato una base stabile nel Paese iberico, dove peraltro risultava presente già dagli anni Novanta. Nei prossimi giorni partiranno le procedure per il trasferimento in Italia, passaggio decisivo perché la cattura all’estero diventi esecuzione piena della pena sul territorio nazionale.

Chi è Don Mico e perché il suo nome pesa ancora

Il profilo criminale di Paviglianiti non appartiene soltanto al passato giudiziario della Calabria, ma a una stagione che ha segnato in profondità gli equilibri della criminalità organizzata. Il suo nome è legato alla cosiddetta seconda guerra di ’ndrangheta, il conflitto che tra il 1985 e il 1991 provocò decine di omicidi nella provincia di Reggio Calabria e ridefinì i rapporti di forza tra le cosche. In quella fase, Paviglianiti era considerato un uomo di primo piano, vicino allo schieramento dei De Stefano nella contrapposizione con il gruppo Condello. Negli anni ha accumulato provvedimenti restrittivi e condanne definitive per reati di particolare gravità, dall’associazione mafiosa all’omicidio fino al traffico internazionale di droga. L’ergastolo inflitto per fatti risalenti agli anni Ottanta era stato poi rideterminato in 30 anni di reclusione, ai quali si sono aggiunte ulteriori condanne. Non è la prima volta che viene rintracciato in Spagna: era già accaduto nel 1996 e nel 2021, a conferma di un legame consolidato con quel territorio, spesso al centro delle rotte e delle basi logistiche della criminalità organizzata italiana.

Che cosa cambia adesso sul piano giudiziario e simbolico

La cattura di un latitante di questo livello ha un peso che va oltre il singolo arresto. Sul piano giudiziario consente anzitutto di dare esecuzione a una pena rimasta sospesa dal 2022, quando la Procura di Bologna aveva emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione per oltre 19 anni. Ma c’è anche un valore investigativo e simbolico: colpire un vertice storico della ’ndrangheta significa confermare che le reti di cooperazione tra magistrature e forze di polizia europee, quando funzionano in modo stretto e continuativo, possono ridurre gli spazi di protezione di cui i latitanti hanno goduto per anni. Per il lettore comune questo non è un dettaglio astratto. Significa capire che le mafie non si muovono più entro confini locali, hanno ramificazioni nel Nord Italia e all’estero, usano Paesi vicini come retrovie operative e contano sulla mobilità per sfuggire alle condanne. Arresti come quello di oggi non chiudono da soli una storia criminale lunga decenni, però mostrano che il fattore tempo non basta a cancellare una responsabilità penale e che anche figure considerate irraggiungibili possono essere rintracciate. Il passaggio decisivo, adesso, sarà vedere con quale rapidità si completerà l’iter di consegna all’Italia e quali ulteriori elementi potranno emergere da una cattura che riporta al centro una delle traiettorie più longeve della ’ndrangheta contemporanea.