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L’IA cambia il lavoro, ma non gli stipendi: cosa rivela lo studio della BCE

Impiegato al computer con grafici e flussi di lavoro, mentre un tecnico lavora su un quadro elettrico in laboratorio
In un laboratorio tecnico, lavoro d’ufficio e mansioni manuali convivono mentre strumenti digitali e automazione entrano nei processi.

Negli Stati Uniti, tra il 2019 e il 2025, la diffusione della intelligenza artificiale ha già cambiato il mercato del lavoro, ma finora ha inciso poco su salari e livelli complessivi di occupazione: è la conclusione di uno studio della Banca centrale europea, che ha analizzato i settori più esposti all’automazione per capire dove l’IA stia davvero lasciando il segno e perché, almeno per ora, non si sia visto uno scossone generalizzato.

Studio BCE: come l’intelligenza artificiale sta cambiando il lavoro negli Usa

Nel rapporto, intitolato “AI and the US labour market: effects on employment growth”, la BCE invita a leggere con cautela l’impatto della IA sul lavoro. Il punto, in sostanza, è che una parte dei lavoratori usciti dai comparti più vulnerabili è stata riassorbita altrove; solo allora il quadro complessivo appare meno netto di quanto si pensasse. Secondo l’istituto di Francoforte, non si è verificato uno shock improvviso, ma una riallocazione dei lavoratori già in corso da anni, con un adattamento progressivo dell’economia americana.

Lavori più esposti all’IA: crescita più lenta e divario in aumento

I numeri raccolti dalla BCE mostrano però differenze precise tra le professioni. “A parità di altre condizioni”, si legge nello studio, i posti di lavoro ad alto rischio di sostituzione sono cresciuti di circa 15 punti percentuali in meno rispetto a quelli a basso rischio nel periodo 2019-2025. È un dato che pesa, eppure non dice tutto: non segnala una scomparsa in blocco dei mestieri più esposti, ma una loro espansione molto più debole. In altre parole, dove l’automazione può replicare compiti ripetitivi o standardizzati, la dinamica occupazionale rallenta.

Chi perde terreno e chi cresce nel mercato del lavoro americano

Entrando nel dettaglio, la occupazione nei settori ad alto rischio — tra questi lo studio cita professioni come economisti e grafici — è scesa in media di oltre il 4%. Nello stesso arco di tempo, i lavori ritenuti meno vulnerabili, come elettricisti e insegnanti delle scuole superiori, hanno registrato una crescita del 13%. Anche la composizione del mercato del lavoro Usa si sta spostando, lentamente ma con continuità: la quota dei posti a basso rischio è passata dal 23% al 25%, mentre quella dei lavori ad alto rischio è scesa dal 35% al 33%. Una correzione graduale, non una frattura. Ma visibile.

Salari stabili per ora, mentre il futuro dell’IA resta aperto

Sul fronte delle retribuzioni, la BCE segnala che il rischio di sostituzione con l’IA non ha avuto “un impatto significativo sulla crescita salariale dal 2019”. È forse il dato che colpisce di più, perché arriva mentre il dibattito pubblico racconta spesso un’accelerazione più brutale. Da Francoforte frenano le letture semplici: l’attuale fase potrebbe essere solo l’inizio. Se i modelli di intelligenza artificiale diventeranno più efficaci e l’uso degli strumenti automatici più esteso, gli effetti sui redditi potrebbero emergere più avanti. La linea, per ora, sembra chiara: conta meno opporsi alla tecnologia, ha spiegato in più occasioni la letteratura economica citata nel rapporto, e conta di più aggiornare le competenze e imparare a usare l’IA come supporto. Chi resta fermo, in quel passaggio, rischia di pagare il conto.