Per la prima volta un team internazionale di ricercatori ha ricostruito come vivono le tartarughe marine appena nate nei loro primi mesi in mare aperto, grazie a minuscoli trasmettitori satellitari applicati su 107 esemplari di tartaruga comune e tartaruga liuto; lo studio, pubblicato nel 2026 su Scientific Reports, chiarisce dove si muovono, a che profondità scendono e perché questi dati possono aiutare la protezione delle specie minacciate.
Il mistero degli anni perduti delle tartarughe marine
Per decenni i biologi hanno chiamato questa fase “anni perduti”: le piccole tartarughe marine, dopo la corsa dalla spiaggia verso l’acqua, spariscono letteralmente dall’osservazione diretta. È un vuoto conoscitivo antico, difficile da colmare, perché seguire animali di pochi centimetri nell’oceano aperto — tra correnti, onde e distanze enormi — è sempre stato un limite tecnico prima ancora che scientifico. Eppure capire quei movimenti, ha spiegato il gruppo di ricerca, è decisivo per sapere quando e dove i giovani esemplari sono più esposti a reti da pesca, traffico marittimo e cambiamenti ambientali.
I trasmettitori satellitari da 3 grammi e il monitoraggio record
La svolta è arrivata con micro-moduli satellitari sviluppati da Lotek Wireless, dispositivi alimentati da celle solari che nei modelli più piccoli pesano appena 3,1 grammi. I ricercatori, tra cui Tony Candela e Philippe Gaspar, li hanno fissati sul carapace rispettando il limite del 5% del peso corporeo dell’animale, così da non alterarne il nuoto; solo allora è stato possibile raccogliere oltre 2.400 registrazioni giornaliere tra Atlantico, Pacifico e Indiano. Un salto tecnico netto, perché non si è misurato soltanto lo spostamento in superficie, ma anche il movimento verticale sotto il pelo dell’acqua.
Come cambiano le immersioni con la crescita
Dai dati emerge un quadro piuttosto chiaro: le tartarughe più piccole, con carapace inferiore a 15 centimetri, restano quasi sempre vicino alla superficie. Nei giovani di tartaruga comune, in particolare, il 99% del tempo viene trascorso entro i primi cinque metri; poi, con la crescita, il comportamento cambia e in modo marcato. Gli esemplari sopra i 20 centimetri iniziano a scendere molto di più, con immersioni fino a 80 metri e punte massime di 160 metri per la comune e 184 metri per la tartaruga liuto, specie che — secondo gli autori — mostra una notevole mobilità nella colonna d’acqua mentre cerca il cibo.
Perché questi dati possono aiutare la conservazione
C’è anche un’altra indicazione utile: nei primi quattro giorni dopo il rilascio in mare i piccoli rimangono più cauti, quasi sempre in alto, come in una fase di adattamento. In quel momento, eppure solo in seguito, iniziano ad allargare il raggio d’azione e a esplorare profondità maggiori. Questa mappatura tridimensionale offre un’applicazione concreta: adattare la profondità delle reti da pesca, individuare aree sensibili e progettare riserve marine mirate. Per chi si occupa di tutela, il punto è semplice: conoscere meglio i primi mesi di vita delle tartarughe significa ridurre il rischio proprio quando gli animali sono più vulnerabili.








