⁠⁠Economia

Borsa, Milano resiste con Nexi e il rimbalzo di Stellantis mentre Eni frena

Due professionisti osservano schermi con grafici di Borsa e monitor con raffineria e petroliera in una sala trading
Una sala trading con grafici quasi piatti e richiami a petrolio e gas, in linea con la seduta prudente di Piazza Affari.

La tensione nel Golfo Persico resta alta, ma per ora non basta a spaventare le Borse europee. Nell’ultima seduta della settimana i listini del continente hanno chiuso vicino alla parità, con qualche segnale positivo e con Milano leggermente davanti agli altri mercati.

Mercati europei prudenti ma senza scosse

Il dato più evidente della giornata è proprio questo: gli investitori non hanno trasformato la crisi geopolitica in una fuga generalizzata dal rischio. Piazza Affari ha terminato gli scambi con un rialzo dello 0,4%, facendo meglio di Madrid (+0,3%), Londra (+0,2%) e Parigi (+0,1%). Amsterdam si è fermata sulla parità, mentre Francoforte ha chiuso in lieve calo dello 0,1%. È un quadro che racconta una cautela diffusa, ma non un clima da emergenza finanziaria. Anche sul fronte dei titoli di Stato il segnale è rimasto composto: lo spread tra Btp e Bund è sceso leggermente a 74 punti base, livello che continua a indicare una percezione abbastanza stabile del rischio Italia. L’euro, intanto, è rimasto fermo a quota 1,143 sul dollaro, altro indizio di una giornata senza movimenti bruschi sui grandi equilibri valutari.

Energia sotto osservazione ma i prezzi si sgonfiano

Se c’era un comparto da osservare con attenzione, era quello energetico. Le crisi nell’area del Golfo hanno quasi sempre un impatto immediato sul petrolio e, per riflesso, sul gas, perché gli operatori temono interruzioni dell’offerta o problemi lungo le rotte commerciali. Questa volta, almeno nella seduta descritta, il mercato ha preso una strada diversa. Il gas europeo, scambiato sulla piattaforma di Amsterdam che fa da riferimento per il continente, ha perso circa il 3%, con il future di agosto sceso poco sopra i 48 euro al Megawattora. Anche il petrolio è apparso debole, pur restando attorno ai 71 dollari al barile. Per famiglie e imprese è un passaggio da non trascurare, perché la vera preoccupazione in casi come questo non è soltanto il fatto geopolitico in sé, ma il possibile effetto sulle bollette, sui costi industriali e quindi sui prezzi finali. Il fatto che gas e greggio non abbiano imboccato una corsa al rialzo aiuta a spiegare la relativa calma dei mercati azionari europei: finché l’energia non si infiamma, la crisi resta osservata con attenzione ma non viene ancora prezzata come un rischio sistemico.

A Milano corrono Nexi e Stellantis mentre Eni rallenta

Dentro questo scenario, Piazza Affari ha mostrato movimenti interessanti anche sul piano dei singoli titoli. Il balzo più netto è stato quello di Nexi, salita del 6% e riportatasi poco sotto i 4 euro, segnale di un ritorno di interesse su un titolo che negli ultimi mesi ha vissuto fasi alterne. Bene anche Stellantis, in recupero del 3,4% a quota 4,8 euro, mentre tra le banche si è visto un tono generalmente positivo, con Unicredit in progresso dell’1,2%. Più debole invece Eni, che ha lasciato sul terreno l’1,2%, penalizzata proprio dal nervosismo attorno al petrolio e da un comparto energetico che non ha trovato una direzione davvero convincente. Tra i principali titoli in calo si è distinta Avio, scesa dell’1,8% a 30,7 euro. Il risultato finale dice che il mercato italiano, almeno per ora, continua a muoversi più sui fondamentali dei singoli settori e sulle attese degli investitori che sulla pura reazione emotiva agli eventi internazionali. È un equilibrio che può cambiare in fretta, soprattutto se dal Golfo dovessero arrivare sviluppi capaci di incidere davvero sui flussi energetici, ma la seduta di oggi mostra che l’Europa finanziaria, almeno in questa fase, preferisce non anticipare scenari peggiori del necessario.