Il gas europeo torna a correre e il motivo, ancora una volta, è lontano dai centri di consumo ma vicinissimo al cuore dei commerci energetici globali. Il nuovo attacco a una nave nello Stretto di Hormuz ha riportato il mercato in una zona di allarme, spingendo le quotazioni oltre i 46 euro al megawattora.
Il dato conta perché arriva proprio mentre in Europa gli stoccaggi stavano offrendo un primo segnale di respiro, risalendo sopra il 50% della capacità per la prima volta da gennaio. Quel margine, però, non basta a spegnere la volatilità se uno dei passaggi marittimi più delicati del mondo torna a essere percepito come fragile.
## Il prezzo risale nonostante le scorte europee
Dopo l’attacco notturno alla petroliera in transito a Hormuz, colpita da un proiettile non identificato che ha provocato un incendio a bordo, i future sul gas naturale con consegna ad agosto hanno registrato un balzo del 5,22%, fino a 46,44 euro al MWh, tornando sui livelli dello scorso 12 giugno. È un movimento che racconta bene la natura del mercato attuale: le scorte aiutano, ma non bastano a mettere al riparo i prezzi quando cresce il rischio geopolitico. Secondo Gas Infrastructure Europe, gli stoccaggi dell’Unione hanno raggiunto il 50,36% della capacità complessiva, pari a 569,36 TWh. Un dato incoraggiante solo in parte, perché equivale a poco più del 16% del consumo medio annuo europeo. In altre parole, il sistema sta ricostituendo le sue riserve ma resta sensibile a ogni scossa esterna, soprattutto se riguarda un corridoio strategico per petrolio e gas liquefatto. Anche per questo il rimbalzo dei prezzi non viene letto come un episodio isolato, bensì come la conferma di un equilibrio ancora molto instabile.
## Italia avanti sugli stoccaggi ma il vantaggio non mette al riparo
Nel confronto tra i grandi Paesi europei, l’Italia si presenta oggi con numeri migliori della media. Gli impianti nazionali sono riempiti al 68,77%, per un totale di 139,9 TWh, circa il 20% del consumo medio annuo italiano. La Germania, che resta il primo Paese europeo per capacità di stoccaggio, è ferma invece al 42,88%, con 105,82 TWh, pari all’11,7% del suo fabbisogno medio annuo. È un vantaggio concreto, perché avere più gas in riserva significa affrontare con maggiore elasticità eventuali tensioni nei mesi freddi e ridurre il ricorso agli acquisti d’emergenza nei momenti peggiori del mercato. Ma non è uno scudo assoluto. Il prezzo del gas in Europa si forma su una piazza integrata e reagisce a fattori comuni, non solo alla situazione dei singoli Paesi. Se salgono i costi delle forniture internazionali o si restringe la disponibilità di Gnl, gli effetti arrivano anche dove i depositi sono più pieni. Per famiglie e imprese questo si traduce in una conseguenza semplice: il rischio di nuove pressioni sulle bollette e sui costi produttivi resta aperto, anche senza un’immediata carenza fisica di metano.
## Perché la tensione può durare fino al 2027
A rafforzare questo scenario è l’ultimo rapporto trimestrale dell’Iea, secondo cui la guerra in Medio Oriente continuerà a ridisegnare il mercato globale del gas almeno nei prossimi due anni. L’Agenzia internazionale dell’energia segnala un’offerta più limitata e prezzi elevati che stanno già comprimendo la domanda nei mercati chiave. Per il 2026 è atteso un calo dello 0,5% del consumo mondiale, il terzo arretramento in sette anni, mentre l’aumento delle esportazioni di Gnl da altre aree del mondo contribuisce a tamponare solo in parte le perdite provenienti dal Medio Oriente. Il punto centrale è temporale: secondo l’Iea, gli effetti sulle forniture si concentreranno soprattutto nel 2026 e nel 2027, con mercati potenzialmente più tesi del previsto. Questo significa che il tema non riguarda soltanto la fiammata di oggi, ma la possibilità di una fase lunga in cui energia, industria e consumi dovranno convivere con prezzi più nervosi. Per l’Europa, che ha imparato a proprie spese quanto il gas possa condizionare inflazione, competitività e spesa domestica, la vera partita è trasformare gli stoccaggi pieni di oggi in una protezione credibile per i prossimi inverni, sapendo che la calma, per ora, resta relativa.








